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Le regard de l’autre.

Torino.
Charleroi.
Mons.
Io, Giovanni, Isabella.
Risposta numero uno: il tempo non è un granchè, ma no mamma, non piove. Numero due? No, le frites non sono normali patatine fritte, hanno un sapore diverso, chissà perchè poi. Vista per la prima volta Mons fa un bell’effetto, ma non sto a descrivervela, già ci ha pensato Giovanni con parole e con immagini. La casetta di rue de Groseilliers la riconosci subito, è esattamente, tra tutte, quella dove vorresti alloggiare, oltre il cancelletto, oltre il portoncino è accogliente, c’è più legno di quello che si potrebbe pensare necessario, perciò scricchiola, diciamo che comunica a suo modo.
Piano terra, piano primo, una finestra, un corridoio e la stanzetta con le tendine verdi, un materasso a terra.
A Mons non c’è un Irish-pub, c’è L’Irish-pub e li si beve birra, o meglio, probabilmente si deve bere birra visto che la beve addirittura Giovanni. Poi, per fortuna, c’è il materasso per terra.
E un’altra giornata passa, è come essere in vacanza.

22

Mons. Buio. Stazione. Cerca di ricordarti la strada mi raccomando.
Brugge/Bruges.
Verso nord, graziosa è l’aggettivo più adatto. Canali, il mercato del pesce, qualche strano negozietto di artigianato natalizio (di cosa camperanno mai nove mesi l’anno?), un po’ di architettura contemporanea (ma guardatevi bene dal dirlo agli impiegati dei servizi turistici) e i mulini a vento. Oh si, i mulini a vento.
Poi su un altro treno.

Bruxelles/Brussels
E’ di nuovo buio, ma stavolta piove e quando esci dalla Gare du Nord potresti essere ovunque, con il terreno bagnato le torri degli uffici sembrano essere sia sopra la tua testa che sotto i tuoi piedi così vedi luci dappertutto, che sia giorno, che sia notte. Chi abita qui ha gentilmente lasciato qualcosa per intrattenere i nostri apparati digerenti.
Bruxelles è la città di Tin Tin, quel ragazzetto dai capelli rossi che va in giro con un amico marinaio e un cagnetto bianco, è la città del cioccolato, è la città del Parlamento Europeo, è la città di Magritte (?) e io non sono una guida turistica. Se non l’avete già fatto prendete in fretta un biglietto aereo e venite a vedervela, ne vale la pena.


[muoversi tenendo premuto il mouse e zoommare con la rotellina]

Il resto sono solo gambe che dolgono, facce sorridenti, buio e un’altra stazione; poi…
Mons.
Alla fine di un viaggio? Zaino pieno di gaufre, cosa si può chiedere di più?
Di ripartire.
Ciao rue de Groseilliers, grazie di tutto.
Torino.

Niccolò.



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2 commenti

stefi

Bellissime descrizioni! mi sono completamente immedesimata nelle vostre giornate! grazie Nic!

il 9 novembre 2009 @ 20:30

Niccolò

(-:

il 9 novembre 2009 @ 21:42


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